lunedì 22 giugno 2009

Avere o essere?



Meroni ascolta i Beatles e la musica jazz, dipinge quadri legge libri e scrive poesie. Convive nella "mansarda di Piazza Vittorio" insieme a Cristiana, la "bella tra le belle" dei Luna Park della quale si innamorò follemente tanto da presentarsi al matrimonio imposto dai genitori di lei per cercare di fermare la cerimonia.
"Mister mezzo miliardo". Così lo chiamano i giornalisti quando il giovane Agnelli cerca di portare l'ennesimo campione alla Juventus sborsando una cifra per quei tempi era impensabile. Ma una vera e propria rivolta dei tifosi del Toro impedisce il suo trasferimento. I giovani tifosi si identificavano in Meroni, il loro "calimero" (soprannome che non ha mai amato) per via dei capelli lunghi e dei basettoni, un esempio da seguire in campo e nella vita degli anni che precedono il '68.
Quando Edmondo Fabbri lo chiama in nazionale gli impone la condizione di tagliarsi i capelli. Lui che disegna i vestiti che indossa sui modelli di quelli dei Beatles, che passeggia per Como portando al guinzaglio una gallina, che si traveste da giornalista e chiede alla gente cosa pensa di Meroni, la giovane ala destra del Torino, e ride se la risposta è che non lo conoscono, non avrebbe potuto rinnegare il suo ego e rifiuta la convocazione.

Etichette:

mercoledì 13 maggio 2009

La "virtus" nello sport



In Italia religione, sport e politica sono accomunate dal fatto di essere ritenute materia di fede: vale a dire che si rinuncia ad esercitare su questi argomenti l'uso della ragione in favore di adesioni incondizionate a questa o a quella parte.

Sfidando questa concezione vorremmo qui ricordare alcune figure esemplari, in questo inizio del decennio, senza voler fare alcuna graduatoria e sapendo benissimo che ne esistono numerosi altri.

Uno è sicuramente Giacinto Facchetti che inventò un ruolo che non esisteva e che solo uno con le sue capacità atletiche poteva sostenere: il terzino d'attacco (e lo testimoniano le cifre dei gol segnati e la sua lunga carriera anche come capitano della nazionale.

Sempre in tema di "invenzione", Gianni Rivera comincia a giocare per il Milan nel 1960 e ci rimane per 19 stagioni. Il suo ruolo di "regista" e la precisione nei passaggi gli consentono di servire palle-gol perfette ai suoi compagni e l'unico modo per fermarlo è "falciarlo" fallosamente.

Praticamente coetaneo (1942), comincia a giocare nel 1961 Sandro Mazzola, figlio del Valentino del "grande" Torino che seguirà le trionfali sorti dell'Inter degli anni '60 e sarà 70 volte nazionale nel ruolo di attaccante.

Quello che accomuna questi grandi professionisti è il rispetto per le regole del mestiere (e lo dimostra la longevità della loro carriera) lontani dalle manifestazioni divistiche (e dagli ingaggi miliardari) così comuni dagli anni '80 fino ad oggi.



Di Nicola Pietrangeli va sottolineata la sua rinuncia a passare al professionismo, impensabile oggi in un mondo in cui i soldi costituiscono l'unico valore.

Etichette: ,