venerdì 5 febbraio 2010

Il progresso

Se chiedete ad un giovane cos'è il progresso, probabilmente vi risponderà: Internet, il cellulare, l'MP3.
Sciocchezze!
Se avete visitato castelli o case patrizie, avrete notato che l'unico modo di riscaldarsi era il camino (tornato di moda per motivi ornamentali). Se risalite con la memoria all'immediato dopoguerra, trovate le stufe a legna: quella della cucina che serviva per riscaldare l'acqua e cuocere il cibo e qualcuna nelle altre stanze. Per la difficoltà di alimentazione e per esigenze di risparmio, quelle delle camere da letto si accendevano solo in caso di malattia e la temperatura difficilmente superava i 10 gradi d'inverno; si suppliva con "il prete" (chi non sa cosa sia, visiti qualche museo di civiltà contadina e lo scoprirà).
La legna, ora tornata di moda, ha il difetto che deve essere stagionata, e stivata in luogo asciutto, trasportata ed accesa, la stufa va alimentata di continuo e non spande un calore uniforme; inoltre con impianti non a regola d'arte, la combustione avviene in mancanza di ossigeno e si forma ossido di carbonio, per cui di frequente le cronache riportavano casi di intere famiglie sterminate durante il sonno.
Il carbone aveva una più alta resa energetica, ma sporcava talmente da richiedere un locale caldaie e personale apposito (fuochisti).
Negli anni '60 una alternativa largamente praticata erano le stufe alimentate a cherosene (chi c'era ricorda i bidoni di plastica gialla e i furgoncini "ape" con cui venivano portati a domicilio), ma, contemporaneamente, cominciavano a essere installati nelle nuove case i primi impianti a riscaldamento centralizzato con caldaie e bruciatori, inizialmente a nafta.
Quest'ultima però necessitava di serbatoi di stivaggio e di frequenti pulizie agli ugelli dei bruciatori, oltre ad essere inquinante; la soluzione ottimale arrivò con la metanizzazione.
Questa richiese un impegno dei comuni (socializzazione delle perdite) e poi nacquero le compagnie private o semi-pubbliche (privatizzazione dei profitti), il che ci riporta più o meno alla situazione odierna in cui, senza farci più caso, abbiamo acqua calda, servizi igienici in casa e ambienti tutti uniformemente riscaldati.

A monte di tutto questo abbiamo però una lunga politica di approvvigionamento energetico non priva di contrasti: in seguito ad accordi di guerra l'ENI avrebbe dovuto essere sciolta, ma Enrico Mattei, nominato liquidatore, riuscì ad evitarlo.
Da allora è stata una continua lotta per impadronirsene o limitarne i poteri, perché è ormai chiaro che chi controlla l'energia, controlla il mondo.

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martedì 2 febbraio 2010

The time machine (1960)

Siamo agli inizi del novecento ed uomo è riuscito ad inventare una macchina che lo porta a spasso per le epoche. Il suo viaggio nel futuro lo porta attraverso due guerre ed una terza, quella definitiva, guerra mondiale nucleare che ha decimato l'umanità. Dopo aver raggiunto l'anno 802.701 egli si trova in una società dove gli apatici Eloi vivono in superficie senza interessi e desiderio di conoscenza, ma passando il loro tempo tra giochi e pranzi, mentre, nel sottosuolo, i Morlock, vivono per cibarsi delle creature della superficie, sarà lo scienziato a convincere gli Eloi a combattere per la propria libertà.



Klaatu, Barada, Nikto!

La famosa frase appartiene al film "Ultimatum alla terra" del 1951, la ricordiamo qui per analogia con un filone fantascientifico che non riponeva alcuna fiducia nel genere umano e viene pronunciata proprio per evitarne l'annientamento.
La frase, di una ipotetica lingua aliena, è entrata nell'immaginario collettivo, tant'è che molti altri artisti l'hanno citata in svariate opere. Ne L'armata delle tenebre viene usata dal protagonista come formula magica. George Lucas padre di Guerre Stellari, ne Il ritorno dello Jedi del 1983, utilizza le singole parole per dare il nome a tre alieni della corte del signore del crimine Jabba the Hutt. La frase è anche pronunciata dal generale cattivo di Toys per bloccare i giocattoli.

Ma vi sono anche citazioni in svariati film (Tron), telefilm ( X-Files, Genitori in blue jeans, I Simpson, Farscape, Johnny Bravo), in alcuni romanzi (The Armageddon Rag di George R. R. Martin e Mucho Mojo di Joe R. Lansdale) e anche nel mondo dei videogiochi (SimCity 2000, Grand Prix 2, Sam & Max Hit the Road, Sacrifice, World of Warcraft) nonché del software: digitando "about:robots" nella barra degli indirizzi di Mozilla Firefox 3 la linguetta della "pagina nascosta" risultante ha come titolo questa citazione.

Qualche anno dopo l'uscita del film, alcuni critici vollero vedere nel film un'allegoria cristiana facendo notare che Klaatu arriva dal cielo, si confonde fra la gente comune assumendo il nome di Carpenter (in inglese: falegname), viene tradito, viene ucciso, poi resuscita e ascende al cielo. Il regista Wise e il produttore ribadirono l'assoluta casualità di queste analogie, ma lo sceneggiatore dovette ammettere che esse erano volute, aggiungendo che comunque «per più di dieci anni non se ne era accorto nessuno»


La colonna sonora è firmata dal celebre Bernard Herrmann, compositore di fiducia di Hitchcock e Welles. Al tempo non esistevano strumenti elettronici, ma Herrmann si permise di sperimentare delle sonorità inedite usando violino, basso elettrico, quattro pianoforti, quattro arpe, una sezione di trenta fiati e soprattutto due theremin, che danno al commento musicale del film un'atmosfera ermetica e angosciosa.

Fonte: wikipedia

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lunedì 4 gennaio 2010

Cinema di animazione italiano



In questo blog abbiamo già parlato dell'attività di Paul Campani e del suo studio modenese, nonché del sogno di arrivare a produrre il primo lungometraggio di animazione italiano.

Non bisogna dimenticare infatti che la Disney aveva in pratica il monopolio e che la lavorazione di un film di animazione richiedeva tempi e mezzi non alla portata della rinascente industria italiana.

Fu Carosello il volano che consentì l'accumulazione di risorse che portò alla nascita di West and soda (1965) di Bruno Bozzetto e poi di Vip, mio fratello superuomo (1968) sempre dello stesso autore.

Ma non si possono dimenticare gli esperimenti pionieristici dei fratelli Pagot, i padri di Calimero, autori nel 1943 del lungometraggio I fratelli Dinamite, distrutto da un bombardamento e interamente ridisegnato di recente.
Di loro si racconta la storia nel libro The art of Pagot (2009).

E ancora la Gamma film di Gino e Roberto Gavioli; della Gamma Film sono famosi Ulisse e l’Ombra (1959), Caio Gregorio (1960), Il vigile (1961), Babbut, Mammut e Figliut (1962), Derby (1962), Capitan Trinchetto (1965), Joe Galassia (1965), Serafino spazza antennino,Tacabanda (1968).
I fratelli Gavioli realizzano anche altre produzioni, come il lungometraggio Putiferio va alla guerra, del 1968, tutto realizzato a disegni animati e destinato ad un pubblico di ragazzi.

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venerdì 1 gennaio 2010

Grafica psichedelica



Il senso di libertà che si respirava in California poco dopo la metà degli anni Sessanta dev'essere stato, per chi lo ha vissuto in prima persona, qualcosa di indescrivibile: un'ondata fresca inebriava la musica, le forme della comunicazione e il desiderio di "stare insieme" nelle sue molteplici forme. Le porte della percezione venivano spalancate ora dalla meditazione, ora dal ritmo della musica, ora dall'uso (e talvolta dall'abuso) di droghe. La psichedelia, in tutte le sue forme, si fondeva con il rock e al contempo, come vedremo, con le avanguardie artistiche.

Questo fenomeno, che cavalcava in parte l'onda lunga della controcultura "beat", divampa nel 1967 con la "Summer of Love", il memorabile raduno che vide raccogliersi circa centomila giovani nel distretto di Haight-Ashbury a San Fran-cisco. Il desiderio di libertà sessuale, il pacifismo , la meditazione, la scoperta delle culture altre, il rifiuto della società dei consumi, la volontà di sondare i confini della propria mente ebbero come straordinario elemento catalizzatore la musica rock, i cui concerti, al pari di una performance artistica, prevedevano l'uso di avvolgenti scenografie e di ingegnosi giochi di luce.



Nacquero così a San Francisco alcuni club presto diventati celebri, come il Fillmore di Bill Graham o l'Avalon Ballroom promosso dalla Family Dog, sui cui palchi si esibivano gruppi e musicisti del calibro di Santana, Steve Miller Band, Grateful Dead e Janis Joplin.
Per promuovere questi eventi si scelse di utilizzare uno stile grafico altrettanto sperimentale, capace di visualizzare in modo assai efficace il vortice di sensazioni prodotte dalla musica e dalle più disparate sostanze lisergiche. ...
Da semplici elementi promozionali, i poster e le cartoline d'invito ai concerti divennero presto oggetti da collezione, e passarono dai muri delle strade della California alle pareti delle abitazioni di molti giovani. I produttori decisero così di alzare notevolmente le tirature di stampa, vendendo tutto quanto non era poster per un concerto necessario alla promozione diretta degli eventi, durante i concerti o in altri punti vendita come i negozi di dischi.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i protagonisti di questa rivoluzione grafica non furono i titolari dei più rinomati studi di comunicazione pubblicitaria del tempo. Al contrario, essi erano giovani e squattrinati hippy, i cui nomi furono consacrati nel settembre del 1967 da un articolo apparso sulle pagine della prestigiosa rivista "Life".



Tra i primi a dedicarsi a questo nuovo stile fu, nel 1966, Wes Wilson, il grafico che più legò il suo nome
all'utilizzo di Lsd, attivo sia per il Fillmore che per l'Avalon Ballroom. Dallo stile di Wilson - specialmente nella sua costante tendenza a deformare il lettering delle scritte - prese spunto un altro cavallo di razza della grafica psichedelica, Stanley Mouse, che fino ad allora si era guadagnato da vivere dipingendo automobili e magliette. Un altro imprescindibile è poi Rick Griffin, attivo in precedenza come disegnatore di fumetti sulle pagine del "Surfer Magazine". Victor Moscoso, i cui lavori si caratterizzano per un acceso cromatismo, per l'influenza dell'Optical Art e per una vena grottesca che tradisce la sua collaborazione con celebri riviste di comics come "Zap", è l'unico tra questi artisti a poter vantare una formazione accademica di tutto rispetto presso la Yale University, dove era stato allievo di Josef Albers.
Il vertice della grafica di Moscoso è costituito probabilmente dalla serie detta Neon Rose, incentrata non esclusivamente sui grandi eventi rock, come documenta il manifesto realizzato nel 1967 per il negozio di abbigliamento hippie "The Blushing Peony".
Nata per pubblicizzare eventi musicali entro i confini della California, la grafica psichedelica si diffuse presto in altri luoghi e in altri campi della comunicazione giovanile, a cominciare, naturalmente, dalle riviste. I più famosi (e oggi ricercatissimi) titoli di questa "alternative press" vanno dalla californiana "San Francisco Oracle" alla londinese "Ozz", passando dall'italiana "Pianeta Fresco", rivista promossa da Fernanda Pivano, Ettore Sottsass e Allen Ginsberg.
Col passare degli anni l'"underground" divenne "overground": i colori e le forme della grafica psichedelica finirono così, nei primi anni Settanta, sulle pagine dei rotocalchi per pubblicizzare i più noti prodotti destinati ai giovani, dai jeans alle bevande. Relegata nell'oblio della storia dell'arte, a quarantanni di distanza la grafica psichedelica ha iniziato finalmente a essere conosciuta e apprezzata nelle sue forme e nei suoi significati originari anche dal grande pubblico, grazie a mostre come l'itinerante Summer of Love: Art ofthe Psychedelic Era, ospitata, fra il 2005 e il 2007, a Liverpool (Tate Liverpool), Vienna (Kunsthalle) e New York (Whitney Museum of American Art).

Duccio Dogheria, Artedossier n.260, novembre 2009, pp.22-27

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martedì 22 dicembre 2009

Pianeta fresco



Pianeta Fresco è una rivista che esce senza ordine di tempo, è finanziata privatamente, è diretta da Fernanda Pivano con l'appoggio culturale e morale di Allen Ginsberg, è disegnata da Ettore Sottsass con l'aiuto di amici, è stampata da Giovanni Lana, è spedita da Angelo Pezzana della Libreria Hellas di Torino ad altre librerie, amici e conoscenti, fa parte dell'Underground Press Syndicate (UPS) e pubblica traduzioni della Stampa Internazionale Underground o testi originali di Italiani che per loro decisione cosciente non si lasciano sopraffare dal consumismo delle Case Editrici o dalle politiche di potere dei Gruppi Letterari.
Il tema principale della rivista è la non violenza (nel suo significato più moderno, che prevede l'azione dimostrativa e non la passività inerte), invocata soprattutto nei potenti, nei governanti, nella Chiese e nelle strutture burocratiche.
Con non violenza dimostrativa la rivista auspica il disarmo universale, lo scioglimento delle caste militari e dei loro eserciti, la revisione degli schemi strutturali che basano la loro esistenza sul principio dell'autorità o sul principio dell'equilibrio di potere anziché sul principio generale della comunicazione, della collaborazione e dell'intesa.
Questo atteggiamento generale di sfiducia per il principio di autorità e per le tecniche politiche che lo realizzano porta con sé la necessità di trovare nuove metodologie che accelerino le possibilità della comunicazione e permettano un nuovo tipo di rapporto tra gli individui e dunque tra l'individuo e i gruppi. Interessano perciò la rivista le ricerche che riguardano le strutture psichiche e spirituali dell'individuo, le ricerche sui nuovi prodotti chimici che possono perfezionare o accelerare le percezioni, le ricerche dirette a ritrovare le originarie realtà e funzioni del linguaggio parlato, scritto e visto.
In tal senso Pianeta Fresco propone un tentativo di integrazione della scrittura con la sua esistenza figurativa al punto da considerare la rivista un oggetto riscattato da ogni staticità, e tuttavia intangibile, più che un semplice contenitore o un supporto di dati.
I pensieri e le ricerche di cui si parla fanno parte di correnti molto larghe e molto diffuse nei giovani di tutto il mondo (dell'Occidente e dell'Oriente), insoddisfatti della pseudocostruttiva dei metodi tradizionali a tutti i livelli, sia quelli di governo, sia quelli culturali, educativi e così via.


Fonte: Sergio Falcone

Sempre per la meritoria opera di Sergio Falcone, potete trovare le immagini dei due numeri usciti (il primo è del dicembre 1967) all'indirizzo: http://pianetafresco.blogspot.com/, autofinanziati da Fernanda Pivano e dal marito, l'architetto Ettore Sottsass con la collaborazione dagli USA di Allen Ginsberg.
La rivista, che veniva venduta abbinata ad una rosa, ovviamente non aveva fini commerciali, ma cercava di far conoscere anche la grafica tutta particolare di quel periodo della "controcultura" americana, cui poi la Pivano (Genova, 18 luglio 1917 – Milano, 18 agosto 2009) dedicò il suo libro "Beat Hippie Yippie" , Arcana, 1972.

Per completezza di informazione, mentre questo succedeva ai piani alti, quello che succedeva ai piani bassi (senza assolutamente voler dare un valore dispregiativo al termine) lo potete trovare in questo scritto di Melchiorre Gerbino, in occasione della nomina della Pivano a senatrice a vita.



Volantino pubblicato in «Pianeta Fresco», dicembre 1967. «La rivista» ha raccontato Fernanda Pivano, fondatrice della rivista insieme ad Ettore J. Sottsass «era uno shock grafico ma anche il contenuto non scherzava. C’era la poesia Con Chi Essere Gentili di Ginsberg […], c’era il Prajna Palamita Sutra in edizione trilingue (giapponese, inglese, italiana) alla quale lavorammo con Ginsberg quasi un mese […], una serie di slogans illustrati (per esempio un cimitero di guerra con la scritta: “Siano lodate le patrie, quelle sbagliate e anche quelle giuste”, una pagina bianca con una goccia di sangue sotto la scritta “Buon Natale” e sopra la didascalia: “Una goccia di sangue di quelli che saranno ammazzati nelle guerre giuste e ingiuste del 1968”».


Fonte:http://www.storicamente.org/07_dossier/sessantotto-casilio_link7.htm
Altamente consigliabile la lettura integrale di:
S. Casilio, Controcultura e politica nel Sessantotto italiano. Una generazione di cosmopoliti senza radici, «Storicamente», 5 (2009), http://www.storicamente.org/07_dossier/sessantotto-casilio.htm

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martedì 15 dicembre 2009

Antropologia strutturale



Dalla solita Wikipedia, apprendiamo che:

Lévi-Strauss era già conosciuto nei circoli accademici ma, nel 1955, con la pubblicazione della sua opera "Tristes Tropiques" raggiunge un pubblico più vasto.

Tristi Tropici è essenzialmente un diario di viaggio nel quale egli annota le sue impressioni, frammiste a una serie di geniali considerazioni sul mondo primitivo amazzonico, che risalgono al periodo intorno al 1930 quando egli era espatriato dalla Francia.

L'opera di Lévi-Strauss viene presa in considerazione dall'organizzazione del Premio Goncourt, ma viene rifiutata con la giustificazione che "Tristes Tropiques" era una "non-fiction".

Nel 1959 egli diventa titolare della cattedra di Antropologia sociale presso il Collège de France.

Dopo qualche tempo egli pubblica "Anthropologie structurale" che comprendeva una collezione dei suoi saggi con esempi e teorie strutturaliste.
« Sono qui raccolti diciassette dei cento testi circa che ho scritto in quasi trent'anni. Alcuni sono andati perduti; altri possono benissimo rimanere nell'oblio. Tra quelli che mi sono apparsi meno indegni di sussistere, ho fatto una scelta, scartando i lavori il cui carattere è puramente etnografico e descrittivo, e anche altri, di portata teorica, ma la cui sostanza è incorporata nel mio libro Tristi Tropici. Pubblico qui per la prima volta due testi (i capitoli V e XVI), che, uniti ad altri quindici, mi sembrano adatti a chiarire il metodo strutturale in antropologia »


In quel periodo egli sviluppa un programma che comprende una serie di organizzazioni, come un Laboratory for Social Anthropology e un nuovo giornale, l'Homme, per poter pubblicare i risultati delle sue ricerche.
Il Pensiero Selvaggio [modifica]

Nel 1962 Lévi-Strauss pubblica quello che per molti venne ritenuto il suo più importante lavoro, "Pensée Sauvage".

Nella prima parte del libro viene delineata la teoria della cultura della mente e nella seconda parte questo concetto si espande alla teoria del cambiamento sociale.

Questa seconda parte del libro coinvolgerà Lévi-Strauss in un acceso dibattito con Jean-Paul Sartre riguardo alla natura della libertà umana.
Mitologica [modifica]

Ormai diventato una celebrità, Lévi-Strauss trascorre la seconda metà degli anni sessanta alla realizzazione di un grande progetto, i quattro volumi di studi dal titolo Mythologiques.

In esso, Levi-Strauss analizza un singolo mito seguendone le variazioni di gruppo in gruppo dall'estremità del Sud America attraverso l'America Centrale e Settentrionale, fino al Circolo Artico ed esamina, con una metodologia tipicamente strutturalista, le relazioni di parentela tra i vari elementi nella struttura sottostante invece di considerare il contenuto della storia in sé. Mythologiques è un esempio di analisi ampio e dettagliato (in quattro volumi); benché sia l'opera principale di Lévi Strauss questo libro è meno conosciuto del Pensiero Selvaggio.


Claude Levi Strauss è morto centenario il 30 ottobre del 2009, in questa occasione molti lo hanno ricordato; tra i tanti ne segnaliamo uno e anche una bella intervista dell'epoca della sempre benemerita RTSI.

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martedì 1 dicembre 2009

Arte cinetica

Uno dei più conosciuti esponenti di questa corrente è Alexander Calder, le cui opere arrivarono in Italia con la Biennale di Venezia del 1960, ma l'artista ha fato anche sculture fisse.



L'unica scultura monumentale dell'artista presente in Italia si trova nella città di Spoleto: si tratta del Teodelapio (scultura in acciaio verniciato di nero che ritrae un re longobardo a cavallo) che Calder realizzò nel 1962 per la mostra "Sculture nella Città" in occasione del Festival dei Due Mondi di quello stesso anno. È antistante la stazione ferroviaria ed è divenuta a tutti gli effetti uno dei simboli della città di Spoleto. Alta 18 metri, l'opera viene considerata la prima scultura munumentale stabile del mondo. Di fatto, le altre famose e grandiose sculture dello stesso autore (presente con le sue opere in città come Montreal, Chicago e Città del Messico) sono tutte successive. Il fatto che la scultura poggi direttamente sull'asfalto della piazza e che funga quasi da rotatoria atipica per i veicoli in partenza o diretti alla stazione ferroviaria, non è casuale: l'autore dell'opera, da sempre attratto ed affascinato dalla dinamicità, immaginò il Teodelapio immerso ed attraversato proprio dalla caoticità del traffico cittadino; in quest'ottica, tutta la piazza e tutti i veicoli che vi transitano, partecipano alla dinamicità della scultura. Altre opere dell'autore sono conservate alla Galleria Comunale d'Arte Moderna della stessa città Umbra.


Dal 23 ottobre 2009 al 14 febbraio 2010 una ampia personale dell'artista si può trovare al Palazzo delle esposizioni di Roma.

Al secondo piano, è allestita una sezione della mostra Calder, intitolata Alexander Calder nelle fotografie di Ugo Mulas, curata da Pier Giovanni Castagnoli per l’Archivio Ugo Mulas di Milano, in collaborazione con il quale il progetto è stato realizzato.
E’ esposta una selezione di circa ottanta immagini, tutte stampe ai sali d’argento su carta baritata, realizzate dallo stesso autore (vintage) risalenti agli anni 1963-1968, scattate nelle case-studio abitate dall’artista a Roxbury nel Connecticut o a Saché in Francia, ma anche in altri luoghi che videro la presenza di Calder o delle sue opere

Il grande fotografo italiano prematuramente scomparso (Pozzolegno, Brescia 1928 – Milano 1974), conobbe Calder nel 1962 a Spoleto, quando Giovanni Carandente lo chiamò a documentare la mostra Sculture nella città per la quale l’artista realizzò il grande Teodelapio, che in seguitò donò alla cittadina umbra. Da allora nacque una solida e in tramontata amicizia che diede origine a un formidabile corpus di fotografie, una parte delle quali venne pubblicata nel 1971 in un libro nato dalla collaborazione tra Ugo Mulas, il critico H. Harvard Arnason e lo stesso artista (U. Mulas e H- H. Arnason, Calder, Silvana editoriale arte, Milano 1971).

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