In girum nocte et consumimur igni è un film francese di Guy Debord uscito nel 1978. Il titolo significa “Giriamo in tondo nel buio e siamo divorati dal fuoco”, ma c’è un segreto in questa frase e sta a voi scoprirlo...
Leggete « La Società dello spettacolo » (1967) di Guy Debord (1931-1994 : scrittore, poeta, cineasta e rivoluzionario francese) e soprattutto i « Commentari sulla società dello spettacolo » [“Commentaires sur la société du spectacle”]. Ecco la conclusione di quest’ultimo:
“Analogamente, l’insediamento del dominio spettacolare è una trasformazione sociale cosi profonda da aver cambiato radicalmente l’arte di governare. Questa semplificazione, che ha dato così in fretta simili frutti nella pratica, non è stata ancora compresa teoricamente. Vecchi pregiudizi smentiti dappertutto, precauzioni diventate inutili e perfino tracce di scrupoli d’altri tempi sono ancora d’ostacolo nel pensiero di numerosi governanti a tale comprensione, che la pratica generale dimostra e conferma ogni giorno.
Non solo si fa credere agli assoggettati che si trovano ancora in larga misura in un mondo che è stato fatto sparire, ma a volte i governi stessi soffrono per certi versi della stessa incongruenza. Capita loro di pensare a un parte di ciò che hanno soppresso come se fosse irmasta reale e dovesse per ciò restare presente nei loro calcoli. Questo ritardo non si protrarrà molto. Chi ha potuto far tanto senza fatica andrà necessariamente oltre. Non si deve credere che coloro che non hanno capito abbastanza in fretta tutta la flessibilità delle nuove regole del loro gioco e la sua sorta di barbara grandezza possano mantenersi in modo duraturo, come un arcaismo, nei dintorni del potere reale. Il destino dello spettacolo non è certo di finire come un dispotismo illuminato.
Occorre concludere che è imminente e ineluttabile un ricambio nella casta cooptata che gestisce il dominio e in particolare dirige la protezione di tale dominio. In tale campo, ovviamente, la novità non sarà mai esibita sulla scena dello spettacolo. Essa appare soltanto come il fulmine, che si riconosce unicamente dai suoi colpi. Questo ricambio, che concluderà in modo decisivo l’opera dei tempi spettacolari, si verifica con discrezione, pur riguardando persone già tutte collocate nella sfera del potere, come un complotto segreto. Selezionerà coloro che vi prenderanno parte in base a questa esigenza principale: che sappiano chiaramente di quali ostacoli sono liberati, e di che cosa sono capaci”.
Guy Debord è morto nel 1994, suicida o assassinato.
Titolo originale: "In girum imus nocte et consumimur igni"
Fonte: http://gillesbonafi.skyrock.com/ Link 24.12.2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARINA GERENZANI
N.d.A. La frase del titolo è un palindromo, vale a dire che si legge indifferentemente da destra e da sinistra e l'articolo riportato spiega perché in questo blog non si parla di spettacolo se non quando lo spettacolo ha a che fare col costume sociale e non col mero consumo. Ha ragione Debord quando intuisce, già nel 1967, che lo spettacolo è consumo al quadrato e sottrae tempo alla vita vera. Il cerchio si chiude quando va in onda lo spettacolo della vita (artificiosa) nei reality show che oggi imperversano.
Allen Jones e' nato nel 1937, ed e' entrato tra i grandi della Pop Art negli anni '60 insieme a personaggi di spicco e di successo come David Hockney e Richard Hamilton, artisti che hanno contribuito enormemente a creare la mitica immagine della Londra "swing" fatta di creatività, contaminazione di linguaggi e trasgressione intellettuale giunta fino ai nostri giorni. Per tutti il nome di Allen Jones e' indissolubilmente legato a quella che e' diventata una sorta di icona del nostro tempo, quella di una sensualepin-up tratta dall'immaginario dell'illustrazione, dei pulp comics, e tradotta in linguaggio insieme ironico e accattivante; meno noti sono gli sviluppi ulteriori di questa poetica, ben documentati in mostra:mantenendo fede al suo spirito voyeuristico.
DIREZIONI A CONFRONTO: WALTER GUADAGNINI E FLAMINIO GUALDONI PER I CINQUANT'ANNI DELLA GALLERIA CIVICA DI MODENA mercoledì 17 febbraio 2010, ore 18,30, Palazzo Santa Margherita ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Mercoledì 17 febbraio 2010 alle 18,30 presso la Sala Grande diPalazzo Santa Margherita, in corso Canalgrande 103 a Modena, appuntamento con Direzioni a confronto, prima conversazione pubblica con i protagonisti della vicenda culturale della Galleria Civica di Modena in occasione dei cinquant'anni dalla sua fondazione. Walter Guadagnini (direttore dal 1995 al 2004) e Flaminio Gualdoni, (direttore dal 1988 al 1994) faranno il punto sulla parte tematica relativa al periodo centrale di vita dell'istituto. Moderatore della serata Roberto Franchini, giornalista, Direttore dell'Agenzia d'Informazione e Ufficio Stampa della Regione-Emilia Romagna e Presidente della Fondazione San Carlo di Modena.
La presentazione del volume Galleria Civica di Modena. Gli anni Duemila tenutasi il 12 febbraio scorso - un libro centrato sull'ultima, importante, tranche di lavoro dell'istituto civico - non poteva non offrire l'occasione per riflettere e rileggere, grazie alla voce dei protagonisti, l'intera vicenda culturale della Galleria Civica di Modena, dalla sua fondazione ad oggi. Diversi i protagonisti che nel corso degli anni hanno contribuito a caratterizzare il ruolo, la mission, le finalità e la fisionomia stessa della Galleria Civica e differenti, dunque, le linee progettuali: dal collezionismo agli scambi e collaborazioni con i principali musei e le più importanti istituzioni della scena contemporanea internazionale, dal rapporto con gli artisti locali, alla scelta di personali di artisti operanti nel campo del disegno, della fotografia, della contemporaneità, dalla sperimentazione e ideazione di eventi e performance, all'istituzione e all'incremento di esperienze nel campo della didattica, per finire con l'attenzione rivolta alla creatività giovanile. Il ciclo di conversazioni si chiuderà venerdì 5 marzo 2010, alle ore 21,00 con Pier Giovanni Castagnoli (direttore dal 1982 al 1987), e Angela Vettese, (direttrice dal 2005 al 2009). Moderatore della serata Michele Smargiassi, giornalista de la Repubblica. Le conferenza sono ad ingresso libero e gratuito. Note biografiche
Walter Guadagnini Nato a Cavalese, Trento, nel 1961, vive e lavora a Bologna dove, dal 1992, è titolare di una cattedra di Storia dell'Arte Contemporanea all'Accademia di Belle Arti. Docente, critico, curatore indipendente, ha diretto la Galleria Civica di Modena, con la quale ha iniziato a collaborare nel 1986, dal 1995 al 2004. Sono decine e decine le mostre e gli eventi dedicati a protagonisti dell'arte contemporanea italiana e internazionale cui Guadagnini si dedica in questi anni. Dal 1995 cura la manifestazione internazionale biennale Modena per la Fotografia. Tra le mostre curate per la Galleria si ricordano, Trilogia. Mimmo Paladino, Richard Artschwager, Olivier Richon (2004), Pop Art Uk. British Pop Art 1956-1972 (2004), Pop Art Italia 1958-1968 (2005). E' presidente dal 2004 della Commissione Scientifica del Progetto Unicredit Group per l'arte contemporanea. Nel 2007 cura la mostra Pop Art! 1956-1968 alle Scuderie del Quirinale, Roma. Sempre nel 2007 è Commissaire Unique per la sezione italiana all'interno di Paris Photo, Parigi. E' autore di numerose pubblicazioni tra cui: il volume Fotografia, 2000, per l'editore Zanichelli Bologna; per lo stesso editore è in corso di pubblicazione il volume Storia della fotografia del XX secolo. Ha collaborato, dal 1995 al 2003, come critico d'arte, per il quotidiano La Repubblica. Dal 2006 è responsabile della sezione fotografia de Il Giornale dell'Arte.
Flaminio Gualdoni (Cuggiono, Milano, 1954) Critico, giornalista, curatore, docente, dal 1980 insegna Storia dell'Arte all'Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Ha diretto la Galleria Civica di Modena dal 1988 al 1994, dal 1995 al 1999 i Musei Civici di Varese, nel 2005 e 2006 la Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano. E' commissario alla 44° Biennale di Venezia, 1990. Cura, tra le altre, mostre pubbliche di Osvaldo Licini, Gastone Novelli, Giuseppe Capogrossi, Salvatore Scarpitta, Mario Mafai, Jean Fautrier, Lucio Fontana, Enzo Cucchi, Urs Lüthi, Jaume Plensa, George Grosz, Piero Manzoni, Marino Marini, Arnaldo Pomodoro, Giacomo Manzù, Massimo Campigli, Leonardo Cremonini, André Villers, Antoni Tàpies, Meret Oppenheim. Dal 1985 collabora alle pagine culturali del "Corriere della Sera" e dal 2006 tiene la rubrica "Il criptico d'arte" in "Il Giornale dell'Arte". Tra il 2005 e il 2009 dirige la rivista "FMR" e nel 2007 fonda "La rivista bianca FMR". Ha collaborato con rubriche d'arte a "Il Giorno", "La domenica del Corriere", "Italia Oggi", "Gente", RAI Radio 2, RAI Radio 3. Per la trasmissione "Appunti di volo" di RAI Radio 3 nel 2002 gli è stato assegnato il "Premio Venezia alla Comunicazione" in occasione del 6° Salone dei beni e delle attività culturali, Venezia. E' stato tra i fondatori del gruppo [epidemiC], www.epidemic.ws, con il quale ha partecipato tra l'altro alla 49° Esposizione Internazionale d'Arte, Platea dell'umanità, La Biennale, Venezia. Ha pubblicato, tra gli altri, i libri Turcato, Ravenna, 1982; Arte a Roma 1945-1980, Milano, 1988; Le forme del presente, Torino 1997; Arte Italiana del Novecento, Milano 1999; Arte in Italia 1943-1999, Vicenza, 2000; Il trucco dell'avanguardia, Vicenza 2001; Arte classica, Milano 2007; Arnaldo Pomodoro. Catalogo generale, Milano, 2007; Una storia del libro, Milano, 2008, Art, Milano, Skira, 2008.
Nella foto: Pop Art Uk, British Pop Art 1956-1972, veduta della mostra alla Palazzina dei Giardini, 2004, con opere di A. Jones, E. Paolozzi, foto Maurizio Malagoli Evento Direzioni a confronto: Walter Guadagni e Flaminio Gualdoni per i cinquant'anni della Galleria Civica di Modena con Roberto Franchini
Sede Galleria Civica di Modena, Sala Grande di Palazzo Santa Margherita, corso Canalgrande 103, Modena
Periodo 17 febbraio 2010, ore 18,30
Organizzazione e Produzione Galleria Civica di Modena
Se chiedete ad un giovane cos'è il progresso, probabilmente vi risponderà: Internet, il cellulare, l'MP3. Sciocchezze! Se avete visitato castelli o case patrizie, avrete notato che l'unico modo di riscaldarsi era il camino (tornato di moda per motivi ornamentali). Se risalite con la memoria all'immediato dopoguerra, trovate le stufe a legna: quella della cucina che serviva per riscaldare l'acqua e cuocere il cibo e qualcuna nelle altre stanze. Per la difficoltà di alimentazione e per esigenze di risparmio, quelle delle camere da letto si accendevano solo in caso di malattia e la temperatura difficilmente superava i 10 gradi d'inverno; si suppliva con "il prete" (chi non sa cosa sia, visiti qualche museo di civiltà contadina e lo scoprirà). La legna, ora tornata di moda, ha il difetto che deve essere stagionata, e stivata in luogo asciutto, trasportata ed accesa, la stufa va alimentata di continuo e non spande un calore uniforme; inoltre con impianti non a regola d'arte, la combustione avviene in mancanza di ossigeno e si forma ossido di carbonio, per cui di frequente le cronache riportavano casi di intere famiglie sterminate durante il sonno. Il carbone aveva una più alta resa energetica, ma sporcava talmente da richiedere un locale caldaie e personale apposito (fuochisti). Negli anni '60 una alternativa largamente praticata erano le stufe alimentate a cherosene (chi c'era ricorda i bidoni di plastica gialla e i furgoncini "ape" con cui venivano portati a domicilio), ma, contemporaneamente, cominciavano a essere installati nelle nuove case i primi impianti a riscaldamento centralizzato con caldaie e bruciatori, inizialmente a nafta. Quest'ultima però necessitava di serbatoi di stivaggio e di frequenti pulizie agli ugelli dei bruciatori, oltre ad essere inquinante; la soluzione ottimale arrivò con la metanizzazione. Questa richiese un impegno dei comuni (socializzazione delle perdite) e poi nacquero le compagnie private o semi-pubbliche (privatizzazione dei profitti), il che ci riporta più o meno alla situazione odierna in cui, senza farci più caso, abbiamo acqua calda, servizi igienici in casa e ambienti tutti uniformemente riscaldati.
A monte di tutto questo abbiamo però una lunga politica di approvvigionamento energetico non priva di contrasti: in seguito ad accordi di guerra l'ENI avrebbe dovuto essere sciolta, ma Enrico Mattei, nominato liquidatore, riuscì ad evitarlo. Da allora è stata una continua lotta per impadronirsene o limitarne i poteri, perché è ormai chiaro che chi controlla l'energia, controlla il mondo.
Siamo agli inizi del novecento ed uomo è riuscito ad inventare una macchina che lo porta a spasso per le epoche. Il suo viaggio nel futuro lo porta attraverso due guerre ed una terza, quella definitiva, guerra mondiale nucleare che ha decimato l'umanità. Dopo aver raggiunto l'anno 802.701 egli si trova in una società dove gli apatici Eloi vivono in superficie senza interessi e desiderio di conoscenza, ma passando il loro tempo tra giochi e pranzi, mentre, nel sottosuolo, i Morlock, vivono per cibarsi delle creature della superficie, sarà lo scienziato a convincere gli Eloi a combattere per la propria libertà.
La famosa frase appartiene al film "Ultimatum alla terra" del 1951, la ricordiamo qui per analogia con un filone fantascientifico che non riponeva alcuna fiducia nel genere umano e viene pronunciata proprio per evitarne l'annientamento. La frase, di una ipotetica lingua aliena, è entrata nell'immaginario collettivo, tant'è che molti altri artisti l'hanno citata in svariate opere. Ne L'armata delle tenebre viene usata dal protagonista come formula magica. George Lucas padre di Guerre Stellari, ne Il ritorno dello Jedi del 1983, utilizza le singole parole per dare il nome a tre alieni della corte del signore del crimine Jabba the Hutt. La frase è anche pronunciata dal generale cattivo di Toys per bloccare i giocattoli.
Ma vi sono anche citazioni in svariati film (Tron), telefilm ( X-Files, Genitori in blue jeans, I Simpson, Farscape, Johnny Bravo), in alcuni romanzi (The Armageddon Rag di George R. R. Martin e Mucho Mojo di Joe R. Lansdale) e anche nel mondo dei videogiochi (SimCity 2000, Grand Prix 2, Sam & Max Hit the Road, Sacrifice, World of Warcraft) nonché del software: digitando "about:robots" nella barra degli indirizzi di Mozilla Firefox 3 la linguetta della "pagina nascosta" risultante ha come titolo questa citazione.
Qualche anno dopo l'uscita del film, alcuni critici vollero vedere nel film un'allegoria cristiana facendo notare che Klaatu arriva dal cielo, si confonde fra la gente comune assumendo il nome di Carpenter (in inglese: falegname), viene tradito, viene ucciso, poi resuscita e ascende al cielo. Il regista Wise e il produttore ribadirono l'assoluta casualità di queste analogie, ma lo sceneggiatore dovette ammettere che esse erano volute, aggiungendo che comunque «per più di dieci anni non se ne era accorto nessuno»
La colonna sonora è firmata dal celebre Bernard Herrmann, compositore di fiducia di Hitchcock e Welles. Al tempo non esistevano strumenti elettronici, ma Herrmann si permise di sperimentare delle sonorità inedite usando violino, basso elettrico, quattro pianoforti, quattro arpe, una sezione di trenta fiati e soprattutto due theremin, che danno al commento musicale del film un'atmosfera ermetica e angosciosa.
In questo blog abbiamo già parlato dell'attività di Paul Campani e del suo studio modenese, nonché del sogno di arrivare a produrre il primo lungometraggio di animazione italiano.
Non bisogna dimenticare infatti che la Disney aveva in pratica il monopolio e che la lavorazione di un film di animazione richiedeva tempi e mezzi non alla portata della rinascente industria italiana.
Fu Carosello il volano che consentì l'accumulazione di risorse che portò alla nascita di West and soda (1965) di Bruno Bozzetto e poi di Vip, mio fratello superuomo (1968) sempre dello stesso autore.
Ma non si possono dimenticare gli esperimenti pionieristici dei fratelli Pagot, i padri di Calimero, autori nel 1943 del lungometraggio I fratelli Dinamite, distrutto da un bombardamento e interamente ridisegnato di recente. Di loro si racconta la storia nel libro The art of Pagot (2009).
E ancora la Gamma film di Gino e Roberto Gavioli; della Gamma Film sono famosi Ulisse e l’Ombra (1959), Caio Gregorio (1960), Il vigile (1961), Babbut, Mammut e Figliut (1962), Derby (1962), Capitan Trinchetto (1965), Joe Galassia (1965), Serafino spazza antennino,Tacabanda (1968). I fratelli Gavioli realizzano anche altre produzioni, come il lungometraggio Putiferio va alla guerra, del 1968, tutto realizzato a disegni animati e destinato ad un pubblico di ragazzi.
Il senso di libertà che si respirava in California poco dopo la metà degli anni Sessanta dev'essere stato, per chi lo ha vissuto in prima persona, qualcosa di indescrivibile: un'ondata fresca inebriava la musica, le forme della comunicazione e il desiderio di "stare insieme" nelle sue molteplici forme. Le porte della percezione venivano spalancate ora dalla meditazione, ora dal ritmo della musica, ora dall'uso (e talvolta dall'abuso) di droghe. La psichedelia, in tutte le sue forme, si fondeva con il rock e al contempo, come vedremo, con le avanguardie artistiche.
Questo fenomeno, che cavalcava in parte l'onda lunga della controcultura "beat", divampa nel 1967 con la "Summer of Love", il memorabile raduno che vide raccogliersi circa centomila giovani nel distretto di Haight-Ashbury a San Fran-cisco. Il desiderio di libertà sessuale, il pacifismo , la meditazione, la scoperta delle culture altre, il rifiuto della società dei consumi, la volontà di sondare i confini della propria mente ebbero come straordinario elemento catalizzatore la musica rock, i cui concerti, al pari di una performance artistica, prevedevano l'uso di avvolgenti scenografie e di ingegnosi giochi di luce.
Nacquero così a San Francisco alcuni club presto diventati celebri, come il Fillmore di Bill Graham o l'Avalon Ballroom promosso dalla Family Dog, sui cui palchi si esibivano gruppi e musicisti del calibro di Santana, Steve Miller Band, Grateful Dead e Janis Joplin. Per promuovere questi eventi si scelse di utilizzare uno stile grafico altrettanto sperimentale, capace di visualizzare in modo assai efficace il vortice di sensazioni prodotte dalla musica e dalle più disparate sostanze lisergiche. ... Da semplici elementi promozionali, i poster e le cartoline d'invito ai concerti divennero presto oggetti da collezione, e passarono dai muri delle strade della California alle pareti delle abitazioni di molti giovani. I produttori decisero così di alzare notevolmente le tirature di stampa, vendendo tutto quanto non era poster per un concerto necessario alla promozione diretta degli eventi, durante i concerti o in altri punti vendita come i negozi di dischi.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i protagonisti di questa rivoluzione grafica non furono i titolari dei più rinomati studi di comunicazione pubblicitaria del tempo. Al contrario, essi erano giovani e squattrinati hippy, i cui nomi furono consacrati nel settembre del 1967 da un articolo apparso sulle pagine della prestigiosa rivista "Life".
Tra i primi a dedicarsi a questo nuovo stile fu, nel 1966, Wes Wilson, il grafico che più legò il suo nome all'utilizzo di Lsd, attivo sia per il Fillmore che per l'Avalon Ballroom. Dallo stile di Wilson - specialmente nella sua costante tendenza a deformare il lettering delle scritte - prese spunto un altro cavallo di razza della grafica psichedelica, Stanley Mouse, che fino ad allora si era guadagnato da vivere dipingendo automobili e magliette. Un altro imprescindibile è poi Rick Griffin, attivo in precedenza come disegnatore di fumetti sulle pagine del "Surfer Magazine". Victor Moscoso, i cui lavori si caratterizzano per un acceso cromatismo, per l'influenza dell'Optical Art e per una vena grottesca che tradisce la sua collaborazione con celebri riviste di comics come "Zap", è l'unico tra questi artisti a poter vantare una formazione accademica di tutto rispetto presso la Yale University, dove era stato allievo di Josef Albers. Il vertice della grafica di Moscoso è costituito probabilmente dalla serie detta Neon Rose, incentrata non esclusivamente sui grandi eventi rock, come documenta il manifesto realizzato nel 1967 per il negozio di abbigliamento hippie "The Blushing Peony". Nata per pubblicizzare eventi musicali entro i confini della California, la grafica psichedelica si diffuse presto in altri luoghi e in altri campi della comunicazione giovanile, a cominciare, naturalmente, dalle riviste. I più famosi (e oggi ricercatissimi) titoli di questa "alternative press" vanno dalla californiana "San Francisco Oracle" alla londinese "Ozz", passando dall'italiana "Pianeta Fresco", rivista promossa da Fernanda Pivano, Ettore Sottsass e Allen Ginsberg. Col passare degli anni l'"underground" divenne "overground": i colori e le forme della grafica psichedelica finirono così, nei primi anni Settanta, sulle pagine dei rotocalchi per pubblicizzare i più noti prodotti destinati ai giovani, dai jeans alle bevande. Relegata nell'oblio della storia dell'arte, a quarantanni di distanza la grafica psichedelica ha iniziato finalmente a essere conosciuta e apprezzata nelle sue forme e nei suoi significati originari anche dal grande pubblico, grazie a mostre come l'itinerante Summer of Love: Art ofthe Psychedelic Era, ospitata, fra il 2005 e il 2007, a Liverpool (Tate Liverpool), Vienna (Kunsthalle) e New York (Whitney Museum of American Art).
Duccio Dogheria, Artedossier n.260, novembre 2009, pp.22-27
Pianeta Fresco è una rivista che esce senza ordine di tempo, è finanziata privatamente, è diretta da Fernanda Pivano con l'appoggio culturale e morale di Allen Ginsberg, è disegnata da Ettore Sottsass con l'aiuto di amici, è stampata da Giovanni Lana, è spedita da Angelo Pezzana della Libreria Hellas di Torino ad altre librerie, amici e conoscenti, fa parte dell'Underground Press Syndicate (UPS) e pubblica traduzioni della Stampa Internazionale Underground o testi originali di Italiani che per loro decisione cosciente non si lasciano sopraffare dal consumismo delle Case Editrici o dalle politiche di potere dei Gruppi Letterari. Il tema principale della rivista è la non violenza (nel suo significato più moderno, che prevede l'azione dimostrativa e non la passività inerte), invocata soprattutto nei potenti, nei governanti, nella Chiese e nelle strutture burocratiche. Con non violenza dimostrativa la rivista auspica il disarmo universale, lo scioglimento delle caste militari e dei loro eserciti, la revisione degli schemi strutturali che basano la loro esistenza sul principio dell'autorità o sul principio dell'equilibrio di potere anziché sul principio generale della comunicazione, della collaborazione e dell'intesa. Questo atteggiamento generale di sfiducia per il principio di autorità e per le tecniche politiche che lo realizzano porta con sé la necessità di trovare nuove metodologie che accelerino le possibilità della comunicazione e permettano un nuovo tipo di rapporto tra gli individui e dunque tra l'individuo e i gruppi. Interessano perciò la rivista le ricerche che riguardano le strutture psichiche e spirituali dell'individuo, le ricerche sui nuovi prodotti chimici che possono perfezionare o accelerare le percezioni, le ricerche dirette a ritrovare le originarie realtà e funzioni del linguaggio parlato, scritto e visto. In tal senso Pianeta Fresco propone un tentativo di integrazione della scrittura con la sua esistenza figurativa al punto da considerare la rivista un oggetto riscattato da ogni staticità, e tuttavia intangibile, più che un semplice contenitore o un supporto di dati. I pensieri e le ricerche di cui si parla fanno parte di correnti molto larghe e molto diffuse nei giovani di tutto il mondo (dell'Occidente e dell'Oriente), insoddisfatti della pseudocostruttiva dei metodi tradizionali a tutti i livelli, sia quelli di governo, sia quelli culturali, educativi e così via.
Sempre per la meritoria opera di Sergio Falcone, potete trovare le immagini dei due numeri usciti (il primo è del dicembre 1967) all'indirizzo: http://pianetafresco.blogspot.com/, autofinanziati da Fernanda Pivano e dal marito, l'architetto Ettore Sottsass con la collaborazione dagli USA di Allen Ginsberg. La rivista, che veniva venduta abbinata ad una rosa, ovviamente non aveva fini commerciali, ma cercava di far conoscere anche la grafica tutta particolare di quel periodo della "controcultura" americana, cui poi la Pivano (Genova, 18 luglio 1917 – Milano, 18 agosto 2009) dedicò il suo libro "Beat Hippie Yippie" , Arcana, 1972.
Per completezza di informazione, mentre questo succedeva ai piani alti, quello che succedeva ai piani bassi (senza assolutamente voler dare un valore dispregiativo al termine) lo potete trovare in questo scritto di Melchiorre Gerbino, in occasione della nomina della Pivano a senatrice a vita.
Volantino pubblicato in «Pianeta Fresco», dicembre 1967. «La rivista» ha raccontato Fernanda Pivano, fondatrice della rivista insieme ad Ettore J. Sottsass «era uno shock grafico ma anche il contenuto non scherzava. C’era la poesia Con Chi Essere Gentili di Ginsberg […], c’era il Prajna Palamita Sutra in edizione trilingue (giapponese, inglese, italiana) alla quale lavorammo con Ginsberg quasi un mese […], una serie di slogans illustrati (per esempio un cimitero di guerra con la scritta: “Siano lodate le patrie, quelle sbagliate e anche quelle giuste”, una pagina bianca con una goccia di sangue sotto la scritta “Buon Natale” e sopra la didascalia: “Una goccia di sangue di quelli che saranno ammazzati nelle guerre giuste e ingiuste del 1968”».
Fonte:http://www.storicamente.org/07_dossier/sessantotto-casilio_link7.htm Altamente consigliabile la lettura integrale di: S. Casilio, Controcultura e politica nel Sessantotto italiano. Una generazione di cosmopoliti senza radici, «Storicamente», 5 (2009), http://www.storicamente.org/07_dossier/sessantotto-casilio.htm